Il Segno del Cerchio — copertina
Thriller Archeologico

Il Segno del Cerchio

Tua madre sapeva dove guardare.

Autore S. B. Ferrara
Ambientazione Firenze
Genere Thriller Archeologico
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Prologo I

Firenze, gennaio 1302

Ho le mani che non obbediscono più.

La destra trema mentre scrivo. La sinistra non tiene il calamaio fermo e ieri sera l'ho rovesciato sul tavolo e ho ripulito tutto senza chiamare nessuno, perché non c'era nessuno da chiamare e perché l'inchiostro sul legno non era diverso da tante altre cose che ho lasciato sparire senza traccia.

Fuori piove da quattro giorni. L'Arno sta salendo, lo sento dal rumore, da come cambia quando l'acqua tocca le arcate senza superarle ancora.

Ho costruito su quell'acqua. Ho costruito con quella pietra. Ho misurato quella terra con la groma, con il compasso, con qualcosa che non ha nome nei trattati ma che i magistri comacini chiamavano il senso del sotto: la capacità di capire cosa c'è prima di piantare il primo palo.

A San Giovanni l'ho sentito subito.

Non era terra vergine. Ma neanche solo un insediamento abbandonato, una necropoli, i resti di una mansio lungo la Cassia. Era una geometria.

Qualcuno aveva già misurato quel suolo. Aveva già trovato il centro, tracciato il cerchio, diviso la circonferenza in sedici parti con una precisione che io, io che ho progettato Santa Maria del Fiore, io che ho costruito il ciborio di San Paolo, non saprei replicare con gli strumenti che ho.

Quando ho trovato la prima pietra incisa l'ho tolta, e fu il primo errore. La pietra era il sigillo, non il segreto. Il segreto stava sotto. Ci ho costruito sopra lo stesso, perché Firenze aveva bisogno dell'avamposto e perché volevo sapere se era ancora vivo, se respirava ancora, là sotto, nel fango nero del Valdarno che sa di ferro e di cose molto più vecchie del ferro. Respira ancora. Lo so perché sono tornato, una volta, di notte, quando non c'era nessuno a vedere.

Lo scrivo perché non c'è più nessuno a cui dirlo. Il priore di Santa Reparata non capirebbe. I miei allievi non sanno abbastanza. I Signori di Firenze non vogliono sapere, vogliono il palazzo, le mura, il presidio contro Arezzo, e io glieli ho dati. Ho costruito sopra la porta di San Lorenzo perché non sapevo come aprirla. E perché, nelle notti in cui credevo di saperlo, avevo troppa paura per provarci.

Tre cose lascio scritte.

La prima: il centro non è dove sembra. Il palazzo sta sul cardo e sul decumano, ma il centro vero è spostato. Si misura in piedi romani, non in braccia fiorentine. Chi conosce la differenza troverà il pavimento sotto il pavimento.

La seconda: il leone ha visto tutto. Non quello di pietra fuori, è una copia, conta il potere di Firenze, non conta altro. Il leone che conta è quello che non si vede da fuori. Guarda dove non guarda nessuno. Guarda verso la porta.

La terza non la scrivo. È incisa dove l'ho lasciata, sotto il terzo pilastro del lato dove tramonta il sole. Chi è abbastanza piccolo per guardare in quel taglio, chi ha portato la luce giusta nel posto giusto, quella persona non ha bisogno che io scriva la terza cosa. L'ha già capita.

La pioggia adesso batte forte. Il calamaio trema sul tavolo senza che io lo tocchi.

Ho settantadue anni. I polmoni pieni di polvere di pietra serena, trent'anni di cantieri, di segare, di stare sotto i ponteggi mentre la polvere scendeva. Non è una morte cattiva. È quella che si merita un uomo che ha costruito cose solide.

L'unica cosa che mi dispiace è non aver capito abbastanza. Non abbastanza di quello che c'era prima. Non abbastanza di quello che c'è ancora.

Ho costruito una città sopra una domanda. Non conosco la risposta. Forse non spetta a me. Forse spetta a qualcuno che verrà molto dopo, quando le mura saranno consunte e il palazzo avrà dimenticato il mio nome, e qualcuno si inginocchierà sul pavimento del portico, metterà la guancia sulla pietra fredda, e vedrà.

Che abbia il coraggio di non richiudere.

Arnolfo, figlio di Lapo, detto di Cambio
Firenze, il 20 gennaio dell'anno del Signore 1302

Prologo II

San Giovanni Valdarno, notte del 14 settembre 2026

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Il romanzo completo è disponibile in versione digitale e cartacea.

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